
Prefazione di Giuliano Gramigna
Traduzione di Raffaela Ferrara
Pagine 80, Euro 9,30 - ISBN 88 8324 072 3
Bartleby è l'«incurabile enigma» del racconto melvilliano, la cui narrazione è affidata ad un prudente e meticoloso avvocato che trascorre la sua vita nel proprio ufficio di Walt Street. L'arrivo di Bartleby in quell'ufficio turba l'andamento regolare del lavoro e l'avvocato da lungo sonno.
Ma vano sarà il risveglio. Nel corso della narrazione, l'avvocato si trasforma da osservatore esterno in diretto partecipante della storia narrata, tanto fare dubitare del ruolo da protagonista di Bartleby, abile espediente narrativo atto a delineare la personalità dell’avvocato.
È attraverso la tecnica del contrasto che le due figure principali si chiariscono al lettore: sentimentalista, ma nel contempo materialista, il narratore; sofferente, perchè naturalmente e passivamente sovversivo, Bartleby. Mentre dell' uno sappiamo tutto, nulla, se non le pochissime «notizie provenienti dalla fonte originale», ci è noto dell'altro. «Strano» risulta il comportamento dello scrivano dell'avvocato e del suo complice, il lettore; come «strane» sono le attitudini degli altri copisti dell'ufficio; ma alla singolarità di Bartleby si aggiunge un elemento di cui gli altri sono privi: il mistero insolubile.
Bartleby si autodefinisce «un uomo senza preferenze», ma in realtà opera una scelta drammatica che supera ogni altra: non esistere. I suoi «vuoti» gesti, che evocano l'impossibilità di comunicare, rispecchiano in realtà la vacuità altrui, che egli dimostra di temere. La sua apparente chiusura, implosione centripeta del proprio essere, sembra nascondere l'anelito a una dimensione microcosmica. Per dirla con E.M. Forster: «La grande società rappresenta sempre il nemico, solo la piccola società è vera».
Non a caso Melville sceglie per lui il luogo idoneo alla non-vita: Wall Street, teatro di un diurno andirivieni d'affari e notturna domenicale desolazione. È ad un numero indefinito di questa strada, così abilmente degradata in orribile deserto, che Bartleby dimora, relegato dietro un paravento, davanti ad una finestra che gli offre spunto per lunghe «reveries»: un muro, da cui non distoglierà mai lo sguardo; ovunque egli si trova avrà sempre il muro ispiratore.