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Torquato Tasso - Carlo Goldoni


A cura di Dante Maffia
Pagine 156, Euro 10,33 - ISBN 88 8324 052 9

Molte sono le ragioni che spinsero Goldoni a ispirarsi a un personaggio che non gli era suggerito dalla tradizione delle maschere o dai «traffici» dei campielli. Certo al veneziano il suo Torquato Tasso non sembrò un lavoro di scarso livello. «Cette piéce eut un succes si général et si constant, qu'elle fut placée par la voix publique dans le rang, je ne dirai pas des meilleurs, mais des plus heureuses des mes productions», scrive nei Mémoires. Accolta con giudizi contrastanti, sbrigativamente liquidata da alcuni critici, esaltata oltremodo da altri, questa commedia che affascinò August von Platen, spesso messa a confronto con il Tasso di Goethe, mai più riproposta sulle scene dalla fine del secolo scorso, dimenticata nella grande produzione goldoniana, ci propone un personaggio travolto dai sussurri e dai pettegolezzi della corte di Ferrara, tormentato dal proprio segreto. Gran subbuglio, infatti, quando Don Gherardo, cortigiano e curioso, diffonde un madrigale del Tasso in lode di Eleonora. Ma quale Eleonora? Se ne conoscono tre: la marchesa, la moglie di Don Gherardo e la cameriera. A quest'ansia pettegola si aggiungono le gelosie dei cortigiani per il poeta, tutti individuati con tratti profondi e in un senso di folla e di allegorie degni della migliore tradizione del veneziano, in netto contrasto «con la figura mesta» del Tasso, «col suo amore generoso e vagabondo», con il sospetto di essere incompreso e riconosciuto nell'effimero pettegolezzo. Un testo, dunque, che se va letto ricostruendo la visione dell' opera teatrale ci restituisce un altro «ritratto» del Tasso insieme a un Goldoni che al poeta guardò con amore, rapito da una figura che, tra l'altro, proprio nel momento in cui la delinea sente come momento della propria esperienza e della propria vita.
 





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