
Pagine 168 - Prezzo € 22,00
ISBN 88-8324-140-1 - EAN 978 8883241406
“Ma sì, erano voci che correvano ormai da qualche anno. Voci che passavano a marezzare, di quando in quando, rancorosamente quel piccolo pantano di convenienze e convenzioni”.
Romanzo post-ideologico, I simulatori è una costruzione stratificata, che parte da un albergo, un luogo topico, marcio e consunto di letteratura, qui sarcasticamente riutilizzato. Spazio letterario che funge da buco nero, in cui il tempo reale si è rattrappito e condensato. Il romanzo sprofonda in una storia d’Italia che emette lampi e lividori di luce, mentre si perde in un futuro sempre più problematico e sulfureo. È il racconto di un giocatore di cacciatella (il famoso gioco delle Tre Carte) che, provenendo dal Sud, si è stabilito a Milano, dove giornalmente si esibisce in questa ardua caccia dei fondi per la sua, e quella di Cesare, sua spalla, con moglie a carico e figlio in grembo, sopravvivenza. L’azione si svolge in un fantasmagorico coacervo di mondi ‘altri’. In una cornice di clownerie, di azioni e di vissuti, il picaresco protagonista, risale la storia italiana dal fascismo ai giorni nostri, tenuto per mano da suo padre, un ammaliatore di femmine, astrologo-cartomante e fottitore di aretiniana memoria, e attraversa le esistenze più incredibili con una specie di ‘oplà noi viviamo’: intellettuali o pseudotali, impegnati come i personaggi della manniana Montagna incantata a strologare sugli eventi e i fondamenti (metafisici) del tutto, rivoluzionari che hanno perso il treno della rivoluzione, vecchie comparse del terrorismo, mistici savonaroliani, ectoplasmi in attesa di un’assunzione in cielo, donne pure e impure ma che sempre aspirano a esibire i loro poteri notturni e ctonii. Scampoli di un paese travagliato da un istinto di conservazione: quello della simulazione, dell’eterno trasformismo, dell’opportunismo casereccio e petulante, delle antiche compagnie di ventura italiane. Il romanzo è una perfetta allegoria, che si ribalta nella realtà quotidiana, pagina dopo pagina, strutturata in perfetto ordine geometrico come un dramma barocco tedesco, e quindi secondo un movimento che è in sostanza totalmente estraneo ai ritmi di tanta narrativa italiana odierna. Il contorno del mondo narrato, il linguaggio impegnato, ha origini nella tradizione classica italiana, che ad esempio nella figura dell’Ariosto (non a caso evocato nell’esergo iniziale) aveva già trovato il modo di coniugare fantasia, sapido rimando alla contemporaneità e deformazione caricaturale, procedendo dal pensiero al segno linguistico, con un movimento a spirale. E la vera cifra classica trionfa, come peraltro esige il “canone” picaresco, seguito sin dall’inizio: qui l’amore e gli amori sono tutti carnali, teneri e feroci, sgranati nelle mediocrità di esistenze sempre in bilico fra realtà e irrealtà; i sentimenti sono corpi contundenti che feriscono selvaggiamente; i pensieri si perdono nella loro doppiezza dietro le quinte di una eterna simulazione.
Valerio Fantinel, veneto di origine, ha studiato filosofia all’università di Cagliari. Si è occupato di editing e di pubblicità, e ha lavorato a lungo per Mondadori come redattore di narrativa italiana. Ha scritto di teatro e di critica teatrale, collaborando come freelance con vari editori. Ha tradotto dallo spagnolo, dal portoghese (Saramago) e dall’inglese (Beckett). Ha in preparazione un romanzo sull’amore meticcio. Vive all’estrema periferia milanese.
Ha pubblicato narrativa: Vacuum packed (Bari, De Donato); teatro: I clowns di Dio, La bambola di Freud, Antigone, giorno e notte (con presentazione di Salvatore Veca) e I giovani provano la Comune. In poesia ha pubblicate il poemetto multiplo: Il serotico (illustrato da Carlo Cattaneo e presentato da Dario Bellezza).