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La questione socialista dalla caduta del "Muro di Berlino" - Mario Casalinuovo

Pagine 272 - Prezzo € 20,00
ISBN 88-8324-129-0 - EAN 978 8883241291

Perché, dopo la caduta del “Muro di Berlino”, non si fece l’unità socialista che sarebbe stata, allora, principalmente l’unità delle sinistre, del PSI e del PCI? La colpa fu un pò di tutti.
«Obiettivamente, a me pare di poter dire che la prima fu degli ex comunisti. Eppure, essi imboccarono, a poco a poco e sempre in maniera più decisa, le nuove vie per staccarsi dal passato: PDS prima, DS dopo e PD oggi. La evoluzione fu palese e sempre più marcata nel definitivo superamento del passato. Certo, anche su questo ci sono stati spunti rilevanti, per merito soprattutto di Piero Fassino; e non ho mancato di rilevarlo quando si sono presentati nel dibattito che con i miei articoli ho seguito passo passo.
Ma la colpa, dobbiamo riconoscerlo, è stata anche dei socialisti, e soprattutto di quelli che non ebbero nemmeno la più elementare pazienza (eppure avevano ricoperto posti di grande rilievo nel PSI) e passarono dall’altra parte, dalla parte dei nostri tradizionali avversari, inquadrati nelle file berlusconiane o alleati, fianco a fianco prima di “Forza Italia” ed ora del Pdl, così entrando subito nelle stanze del potere e nei posti lautamente retribuiti. Furono in tanti ed in tanti di più sono ancora oggi: dai noti volti televisivi a quelli che presero la iniziativa di nuove formazioni politiche a destra, dando ad esse denominazioni di aperto richiamo al passato come il “Nuovo PSI”. Ci furono, poi, alcuni ritorni a sinistra, ma più di forma che di sostanza, tanto da far fallire le iniziative unificatrici, vere meno vere o false che fossero. Fu così che, invece di risolversi, la questione socialista si aggravò fino al punto da fare scomparire i socialisti dal Parlamento italiano, del quale hanno fatto parte per oltre cento anni, da quando il primo socialista, uno dei più grandi della nostra storia, Andrea Costa, eletto nel collegio di Ravenna, entrò a far parte della Camera dei deputati».

MARIO CASALINUOVO

«Si tratta tra socialisti e comunisti di fare ognuno la propria parte, sul proprio terreno, nell’intreccio di un confronto polemico non esente da azioni parallele o convergenti che tuttavia non debbono creare confusioni circa le frontiere ideali, lo spazio politico, l’impossibilità di alleanze politiche di potere finchè il processo revisionista, qua e là accennato dai comunisti, non sia portato a conclusione.
Deciderà la storia, o più modestamente decideranno i fatti e i lavoratori, quando questi ultimi trovino davanti a sé un partito socialista non soltanto interamente devoto ai loro interessi, ma forte al punto di poterli garantire nel loro incessante sviluppo.
Per parte nostra non abbiamo sfide da lanciare, guerre da dichiarare. Siamo aperti alla discussione di tutti i problemi e di tutte le idee e vogliamo soltanto torcere il collo alla faziosità ed all’intolleranza nella difesa accanita dei valori propri del socialismo, inseparabili da quelli della democrazia e della libertà».

PIETRO NENNI

Mario Casalinuovo (Catanzaro, 1922) è avvocato penalista. è stato impegnato nell’associazionismo forense, ricoprendo, tra l’altro, la carica di vice presidente nazionale dell’Unione delle Camere penali italiane e quella, per undici anni, di presidente della Camera penale della provincia di Catanzaro “A. Cantàfora”, che fondò con altri colleghi nel 1988. Ora, è presidente onorario della Camera penale “A. Cantàfora” di Catanzaro.
Dal 1974 al 1979 fece parte della Commissione ministeriale per la riforma del codice di procedura penale presieduta dal prof. Gian Domenico Pisapia.
Giornalista pubblicista, direttore per molti anni di “Calabria Giudiziaria” fondata nel 1919 dal padre Giuseppe Casalinuovo, è collaboratore di riviste giuridiche, di quotidiani e periodici politici. Ha fatto anche parte della Giunta esecutiva nazionale della FNSI.
È stato amministratore di Enti locali, primo presidente del Consiglio regionale della Calabria, assessore regionale, deputato e presidente di Commissione parlamentare, Sottosegretario di Stato e Ministro.
Iscrittosi al Partito socialista di unità proletaria subito dopo il ritorno dalla prigionia in terra tedesca (1945), aderì alla scissione di palazzo Barberini (1947), militò nel PSDI e, nel 1959, confluì con il MUIS nel PSI che aveva deliberato la sua politica autonomista nel Congresso di Venezia, dopo i fatti di Polonia e di Ungheria. Fu, quindi, Segretario della Federazione di Catanzaro del PSI, componente del Comitato regionale, del Comitato centrale e dell’Assemblea nazionale fino allo scioglimento del Partito nel 1994.
Ha pubblicato: La Calabria nell’ordinamento regionale (Editori meridionali riuniti, 1975); per Rubbettino Editore, Processi (1997); 8 settembre 1943. Un episodio poco conosciuto della Marina italiana (1999); L’avvocato penale nel Novecento (2000) e, per Laruffa Editore, Riflessioni di mezzo secolo (2002). Ha curato con Aldo jr. l’opera di Aldo Casalinuovo, suo fratello, Studi penalistici e discorsi, Abramo Editore 2007, ed ha infine pubblicato Socialisti d’Italia e di Calabria (1919-1994) con prefazione di Giuliano Vassalli, Abramo Editore, 2007.





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